di Davide Brullo
Tra il 1909 e il 1920, Franz Kafka visita l'Italia quattro volte. Di questi viaggi ci restano: gli aeroplani a Brescia; una fotografia in cui K, seminudo, al Lido di Venezia, ride; una misteriosa diciottenne svizzera, G. W., di esangue bellezza, con cui K flirta nel sanatorio di Riva; una manciata di lettere incendiarie scritte a Milena da Merano ("Le tue lettere sono un fuoco", scriveva, consegnando alla parola fuoco un nitore asciutto, ascetico). Combinati assieme, questi elementi compongono uno spiazzante Romanzo Kafka. Secondo Benjamin Balint, kafkologo di genio autore, tra l'altro, nel 2018, di Kafka's Last Trial, studio sul destino romanzesco dei manoscritti kafkiani , l'Italia perfeziona la vocazione di K. "I viaggi italiani di Kafka non sono interruzioni nella sua opera, ma prolungamenti di quella stessa opera all'interno di un altro mezzo espressivo", scrive in Kafka in Italia, studio delizioso edito da Wetlands (pagg. 120, euro 16,00). Die Aeroplane in Brescia, edito il 29 settembre del 1909 sulla rivista praghese di lingua tedesca Bohemia, è tra i primi scritti pubblici di K in assoluto. Presso il campo di aviazione di Montichiari, poco lontano da K, spiccava, per sempre dionisiaco, Gabriele d'Annunzio.