di Laura Bianchi
Balint, che potremmo agevolmente definire un kafkologo, autore di un saggio fondamentale, finora non tradotto in Italia, Kafka's Last Trial, ha esplorato la presenza del celebre scrittore in Italia grazie a una residenza resa possibile da una collaborazione con Beit Venezia. Casa della cultura ebraica, nell'ambito del progetto Leggere Kafka a Venezia, sostenuto dalla Regione Veneto come parte delle iniziative per la celebrazione del Giorno della Memoria e il contrasto all'antisemitismo, attraverso la promozione della conoscenza della cultura ebraica.
Delle sue ricerche possiamo ora avvalerci tutti, in un agile libro, scritto in uno stile lontano dal rigido formalismo del saggio, molto più vicino al racconto vivido di un viaggio ricco di incontri e spunti. Lo si definirebbe una sorta di sinfonia in due movimenti, articolati a loro volta in tappe, da Brescia a Milano, Stresa, Riva del Garda, Merano, e naturalmente Venezia. Kafka e l'Italia hanno avuto un legame molto stretto, come del resto vari scrittori, ma l'autore praghese, dall'immaginazione acuta e dall'ancor più intensa introspezione, rende memorabili situazioni, luoghi, incontri, che diventano immediatamente simboli di altro. Qualche esempio.